Intestazione

I progetti pionieri richiedono coraggio

Pubblicato

09.09.2020

Illustration eines geschwungenen Kanus mit 6 Personen, die Eisblöcke umschiffen

Il coraggio è un requisito fondamentale per cambiare. Ma che cos’è precisamente il coraggio, e come si diventa e si continua a essere coraggiosi? Un'incoraggiante chiacchierata sul coraggio.

Stefan Schöbi modera una discussione sul tema del coraggio.

Per Stefan Schöbi il coraggio è la disponibilità ad affrontare una situazione di necessaria incertezza e a sopportarla per un certo tempo. Foto: Alexander Hana

«Non abbiamo mai definito ciò che intendiamo con coraggio», dice Stefan Schöbi, responsabile del Fondo pionieristico Migros. «Nonostante sia così importante per il nostro lavoro». Secondo il Duden, il coraggio è la capacità di superare la paura in situazioni pericolose o rischiose. Il coraggio è l’intrepidezza in contesti in cui si potrebbe avere paura. Stefan annuisce: «Si tratta della capacità di reggere l’incertezza».

Alla domanda su chi lo ispiri a compiere atti di coraggio Stefan risponde: «Non ho un unico modello di riferimento illuminante. Il coraggio che ammiro è quello dei tanti, quello che si nasconde in ognuno di noi. In coloro che vogliono raggiungere mete ambiziose pur non avendo la minima idea di come riuscirci. In chi intraprende strade difficili e che per una buona causa segue l’intuizione anche se la testa suggerisce il contrario. Mi auguro che noi, come gruppo, riusciamo a innescare questa scintilla ardente nel maggior numero di persone possibile».

Sostegno a chi abbraccia l'innovazione

Dal 2012 il fondo di sostegno della Migros aiuta pionieri e pioniere nella realizzazione concreta delle loro idee innovative. Spesso gli obiettivi non sono ancora definiti in modo chiaro all’inizio, il percorso conduce in territori inesplorati. Non di rado i e le partner di progetto rinunciano a un lavoro di stampo tradizionale e accantonano altri progetti per seguire le loro visioni. Il Fondo pionieristico Migros li aiuta a trovare la loro strada, cervando di offrire loro un contesto il più possibile stabile affinché possano seguire fino in fondo le loro imprese ardite.

Silvan Groher, responsabile del progetto Ting, si esprime così in merito alla collaborazione: «Il Fondo pionieristico Migros ci ha aiutato ad analizzare criticamente i nostri obiettivi e a metterli a fuoco. Spesso ci sono state poste domande specifiche al riguardo, instancabilmente e con frequenza. Questo processo iniziale particolarmente impegnativo è stato fondamentale e ci ha guidato in seguito. Dal punto di vista dei contenuti abbiamo raggiunto esattamente ciò a cui inizialmente aspiravamo soltanto in modo vago».

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«Ting è il trampolino per le persone che hanno ancora dei progetti nella vita e vogliono assumere una maggiore responsabilità individuale.» Silvan Groher, Ting. Foto: privata

I collaboratori di Ting mettono a disposizione reciproca un’assicurazione di base individuale legata a un tema specifico e limitata nel tempo per cambiamenti personali dovuti, per esempio, a formazioni o a progetti di lavoro autonomo. In tal modo si riducono le pressioni economiche.

«La Svizzera ha un sistema sociale molto solido. Il nostro modello di assicurazione contro la disoccupazione viene considerato tra i più moderni ed efficienti. Tuttavia, il sistema va adeguato alla situazione attuale e al mutare delle esigenze», dice Stefan. «Tendenzialmente ci riproponiamo di aiutare coloro che non sono più sostenuti dal sistema. Interveniamo meno nei casi in cui sia possibile, in maniera propositiva, risolvere delle insoddisfazioni sul nascere  o dare supporto a desideri di cambiamento. O ancora quando si intenda conciliare lavoro e famiglia».

Il team di progetto di Ting durante un workshop.

«In Svizzera viviamo nel benessere. Possiamo porci la questione del senso della vita, del senso del lavoro, dell’impegno nella società.» Silvan Groher, Ting. Foto: privata

Evoluzione del concetto di solidarietà

Per Stefan, Ting rappresenta un modello coraggioso che tenta di mettere in pratica un nuovo approccio sviluppando ulteriormente il sistema solidale. Per farlo applica concretamente conoscenze scientifiche, per esempio il fatto che servano motivazione e incoraggiamento per cambiare e crescere.

C’è più gioia nel dare che nel ricevere, conferma Silvan dopo aver sperimentato un modello simile, e aggiunge: «Ci vuole coraggio per ricevere soldi. I più si spaventano vedendo un pagamento sul conto corrente».

Per Stefan la missione del Fondo pionieristico Migros consiste proprio in questo: «Vogliamo rendere possibili degli esperimenti e sostenerli attivamente, suscitando così proficui sviluppi sociali e individuali. In fin dei conti anche un bambino deve essere incoraggiato a sperimentare cose nuove e a intraprendere strade non battute per esprimere il suo potenziale, ed è così anche per gli adulti».

Il padre di due figli aggiunge ridendo che a volte, certo, è anche necessario dissuadere tanto i bambini quanto gli adulti dall’essere troppo coraggiosi. Ritiene che per ogni processo evolutivo sia soprattutto importante una guida basata sulla fiducia quando si sta per compiere un grande passo.

Mentoring come ricetta di successo

Nel caso di cambiamenti importanti, Sophie Achermann del progetto Stop Hate Speech suggerisce, da un lato, di non perdere di vista la meta, dall’altro di farsi aiutare da un o una mentore. «Qualcuno dietro le quinte che sostenga e incoraggi. E ovviamente serve anche dare retta a queste persone di supporto».

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«A volta bisogna semplicemente buttarsi nell’incertezza.» Sophie Achermann, Stop Hate Speech. (Foto: Susanne Keller - Berner Zeitung)

Sophie è direttrice di alliance F ed è stata delegata dei giovani della Svizzera presso l’ONU. La responsabile della delegazione ha rappresentato per lei una mentore che, di punto in bianco, le ha affidato completamente l’organizzazione di un evento. «Ero disperata». Eppure la mentore le ha dato il coraggio e la fiducia per riuscirci: «La cosa interessante è che non mi ha aiutato, ma mi ha dato la sensazione di potercela fare».

Stop Hate Speech combatte l’odio in Internet unendo le possibilità offerte dalla tecnologia e dalla società civile, migliorando così, a lungo termine, il dialogo e la capacità di argomentare online. Scorrendo a sinistra e a destra in un’app, dei volontari valutano se i commenti presenti siano o meno «Hate Speech». Con il loro giudizio insegnano all’algoritmo – il cosiddetto bot dog, o cane robot – a «fiutare» correttamente le discriminazioni.

Sophie Achermann di Stop Hate Speech durante un workshop.

«Insieme è più facile trovare il coraggio.» Sophie Achermann, Stop Hate Speech. Foto: Susanne Keller - Berner Zeitung

Buone idee sviluppate in grande

alliance F aveva iniziato a ideare il progetto Stop Hate Speech e le è stato poi suggerito dal Fondo pionieristico Migros di «pensare in grande». Sophie dice che trovare il coraggio di affrontare un progetto così ambizioso non è stato un passo facile. Per lei l’impegno è molto personale. Come dice lei stessa, online non avrebbe lo stesso senso civico coraggioso che dimostra nella vita reale. «Dobbiamo risvegliare e rafforzare il coraggio e il senso civico di ognuno di noi affinché si riesca tutti a esporci apertamente online. Ci sosteniamo a vicenda, ci riusciamo tutti insieme».

Stefan ritiene che i progetti innovativi siano particolarmente impegnativi anche perché i pionieri e le pioniere sono spesso soli/e. «È piuttosto facile ostacolare un approccio coraggioso. È possibile argomentare contro ognuno dei nostri progetti fino ad annullarlo. Ma laddove si blocca tutto, nulla si muove. Dunque è ancora più importante, per noi come Allianz, avere un buon rapporto con i partner di progetto e accompagnarli nel loro percorso».

Leo Caprez di Brainforest in un workshop dell'Executive Programs presso la Singularity University nella Silicon Valley

Per partecipare a una settimana di Executive Program alla Singularity University della Silicon Valley, Leo Caprez si è fatto prestare 15’000 dollari da sua madre. «Quello è stato il passo più coraggioso. O forse una decisione piuttosto folle.» Foto: Nick Otto, Singularity University

Sguardo in avanti nonostante le batoste

Leo Caprez del progetto Brainforest è ancora più esplicito: «Quasi ogni giorno mi scoraggio. Anche questo è da mettere in conto. Battute d’arresto ne subiamo a Brainforest a tutti i livelli, bisogna imparare a conviverci. Quando nuovi incendi devastano ancora ettari su ettari di foresta, pensiamo: siamo solo una goccia nel mare».

Il progetto pionieristico Brainforest si adopera per la trasformazione della silvicoltura. Un primo approccio concreto è il lancio di un mercato digitale basato su dati che – con l'ausilio di tecnologie all’avanguardia – permetta il commercio globale di prodotti forestali ottenuti in modo sostenibile. Così facendo, il valore dei boschi può diventare oggetto di trattativa e attirare ulteriore capitale. Gli ecosistemi forestali riducono dunque l’anidride carbonica in modo redditizio. Entro il 2023 dovrebbe essere messo in circolo un nuovo capitale pari a 500 milioni di franchi e grazie al rimboschimento si dovrebbe contribuire in modo sostanziale alla stabilizzazione del clima.

Trovare soluzioni scalabili

La preoccupazione maggiore di Leo è che il progetto non si espanda. Come per tante idee che puntano a modificare le dinamiche ambientali, le soluzioni si considerano efficaci solo quando sono scalabili. Anche Stefan ammette: «Si tratta di un progetto ambizioso. Non si pianta semplicemente un boschetto esclusivo con qualche essenza pregiata. È molto coraggioso dire: o riusciamo a creare un mercato importante per il rimboschimento globale o lasciamo perdere completamente».

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«Bisogna sviluppare un ottimismo autentico.» Leo Caprez di Brainforest parla di coraggio

Leo vuole raggiungere gli obiettivi di Brainforest grazie a idee innovative e alla stretta cooperazione di persone che altrimenti non lavorerebbero insieme. «L’umanità è in grado di fare cose incredibili. Questo pensiero mi dà speranza. Ma abbiamo bisogno di coraggio per trovare il giusto ritmo. A volte non ci riesco. Combatto con problemi incredibilmente urgenti a cui si dovrebbe lavorare 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana e mettendocela tutta. Ma in questa maniera non si regge sul lungo termine. Si deve anche dormire ogni tanto! È difficile trovare un buon equilibrio. Può aiutare il paragone con gli alberi: anche loro, come le buone idee, hanno bisogno di molta forza e di tanto tempo per crescere».

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