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CellX Biosolutions: batteri contro le sostanze chimiche eterne

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Sono presenti nelle nostre acque e nel suolo, nell’acqua potabile e negli alimenti: i PFAS (“sostanze per e polifluoroalchiliche”), detti anche sostanze chimiche eterne, sono composti sintetici estremamente persistenti, considerati nocivi per la salute e praticamente non degradabili. La Confederazione ha adottato un piano d’azione per la gestione dei PFAS. Per proteggere la salute, le regole sull’uso e lo smaltimento dei prodotti contenenti PFAS devono essere inasprite. Allo stesso tempo, l’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) intende rimuovere attivamente queste sostanze da suoli già contaminati. Ma come?

Una tecnologia per degradare i PFAS

Una risposta arriva da CellX Biosolutions, spinoff del Politecnico federale di Zurigo. La startup sviluppa una tecnologia che consente di identificare e catturare, in acque e suoli, batteri in grado di degradare PFAS, microplastiche, pesticidi o residui di farmaci. Questi “riciclatori” naturali vengono ulteriormente sviluppati in laboratorio in una “soluzione di bonifica” biologica, utilizzabile in acque reflue industriali contaminate o in suoli inquinati. I primi prototipi sono già stati testati con successo in laboratorio. Con il sostegno del Fondo pionieristico Migros, CellX realizza ora progetti pilota con partner industriali e punta a portare la tecnologia sul mercato.

Dai progetti pilota alla tecnologia ambientale bio-based

In una prima fase, CellX Biosolutions mira a creare soluzioni batteriche efficaci, sostenibili ed economicamente vantaggiose per acque reflue della chimica contaminate da PFAS e per suoli inquinati. A lungo termine, il team vuole rendere la biotecnologia il nuovo standard per eliminare in modo duraturo gli inquinanti persistenti. Solo degradando le contaminazioni in modo sostenibile possiamo proteggere l’acqua, i suoli e le nostre basi vitali.

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CellX Biosolutions: batteri contro i PFAS

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Foto: © Gwendolin Schoenfeld