Intestazione

Perché i migliori propositi si chiamano obiettivi

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Bettina Bendiner

Pubblicato

05.01.2022

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Il capro espiatorio per eccellenza dell’inizio dell’anno è la debolezza interiore, che spesso ci costringe a buttare a mare i nostri buoni propositi dopo solo tre settimane. Tuttavia, la maggior parte delle volte la situazione sfugge al nostro controllo perché approcciamo la questione nel modo sbagliato.

Il nuovo anno porta con sé una ventata di freschezza e rinnovamento. Dopo i bagordi del periodo natalizio, il bisogno di rinnovarsi in modo radicale è particolarmente sentito e porta a fare buoni propositi con le migliori intenzioni: i classici sono mangiare più sano, fare più esercizio, perdere peso e vivere in modo più sostenibile. Ma le vie dell'inferno, si sa, sono lastricate di buone intenzioni, o come disse una volta Johann Wolfgang von Goethe: «Se l‘intenzione è buona, realizzarla è complicato».

Un portale di statistiche tedesco fornisce alcune cifre su cui riflettere: in uno studio rappresentativo del 2019, il 24% degli intervistati ha dichiarato di aver abbandonato i buoni propositi dopo un mese al massimo. E in ogni caso, solo il 27% supera la soglia dei due mesi. La ragione è semplice: prendiamo una decisione senza fissare un obiettivo.

Tra la capacità e l'azione c'è un grande mare, sul cui fondo spesso si trova il fallimento della forza di volontà.

Marie von Ebner-Eschenbach, Scrittore austriaco (1830 – 1916)

Qual è la differenza tra un buon proposito e un obiettivo? 

Un proposito è solitamente formulato in termini abbastanza generici: «perdere un po' di peso» o «fare più esercizio» sono affermazioni troppo vaghe e quindi sono solo propositi. Un obiettivo è invece molto più concreto, soprattutto se lo si imposta secondo il metodo SMART.  

Il criterio SMART è stato concepito dall'economista e consulente aziendale americano Peter Drucker. SMART è l'acronimo di Specific (specifico), Measurable (misurabile), Achievable (raggiungibile), Realistic (realistico), Time-bound (definito nel tempo), ed è una sorta di formula magica per trasformare le buone intenzioni in obiettivi raggiungibili. Per esempio, «fare più esercizio» potrebbe diventare «farò esercizio due volte alla settimana per mezz'ora fino alla fine dell'anno». 

Gli obiettivi smart sono realistici 

Chi non ha mai fatto jogging neanche per un minuto nella propria vita probabilmente non correrà una maratona entro sei mesi: l'obiettivo è troppo ambizioso. Meglio piuttosto allenarsi per la prima corsa di cinque chilometri e ottenere così un successo. Il lato positivo è che una corsa di cinque chilometri è un obiettivo intermedio, una tappa importante sulla strada per diventare maratoneti dilettanti. Nel 1938, lo psicologo americano Saul Rosenzweig ha coniato il termine «tolleranza alla frustrazione», che descrive essenzialmente la capacità individuale di sopportare battute d'arresto nel perseguimento di un obiettivo. Nonostante la tolleranza alla frustrazione si misuri a livello individuale e possa anche assumere tratti patologici, in termini generici è facilmente riscontrabile nella vita quotidiana: più ci sentiamo frustrati, più la nostra motivazione diminuisce. Ecco perché gli obiettivi SMART sono anche obiettivi realistici. 

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Irrobustire la forza di volontà: si può fare

Come la scrittrice austriaca Marie von Ebner-Eschenbach (1830 - 1916) ha affermato in maniera piuttosto calzante, «tra la capacità e l'azione c'è un grande mare, sul cui fondo spesso si trova il fallimento della forza di volontà». Si dice che dove c'è la volontà, c'è un modo: questo significa che la volontà è come un muscolo che può essere allenato. Un modo per farlo è l'auto-osservazione: se si tende ad assumere una postura scorretta alla scrivania, si può ricordare regolarmente a sé stessi di stare seduti con la schiena dritta.  Oppure, i caffeinomani possono allenarsi bevendo un bel bicchier d'acqua ogni mattina prima del primo caffè, instaurando così una nuova abitudine. Aggiungendo un pizzico di concretezza, ad es. «200 ml prima delle 8 del mattino», questo diventa presto un obiettivo SMART.

La psicologa statunitense Kelly McGonigal delinea cinque semplici modi per aumentare la forza di volontà: 

1. Tutti i muscoli hanno bisogno di una pausa ogni tanto: gli atleti lo sanno bene, un giorno di riposo fa miracoli. Allora perché non concedere una pausa anche al cervello? Dormire a sufficienza o meditare (in qualsiasi forma) sono pratiche molto utili in questo senso.  

2. Essere gentili con sé stessi: se si fallisce una corsa di cinque chilometri, si può scegliere di punirsi oppure di fare una cosa molto più sensata… perdonandosi. E poi andare avanti.  

3. Riflettere su chi si vuole essere: la consapevolezza di come ci si desidera sentire in futuro irrobustisce la forza di volontà necessaria per raggiungere l’obiettivo. Avere una visione aiuta a stabilire obiettivi SMART per sé stessi.  

4. Fallire va bene: Henry Ford ha detto che «quelli che rinunciano sono più numerosi di quelli che falliscono». E aveva ragione. 

5. Si può imparare a tollerare la frustrazione: chi esercita un migliore controllo sulle situazioni spiacevoli ha anche più probabilità di raggiungere i propri obiettivi. E chi si ascolta con attenzione impara anche a fare i conti con il senso di sconforto. 

Tieni presente la ricompensa! 

Quando ci poniamo degli obiettivi e non li raggiungiamo, tendiamo ad arrabbiarci. Ma ciò che spesso ci dimentichiamo sono le ricompense, un vero toccasana per l'anima. A proposito, in media ci vogliono circa due mesi perché una nuova attività diventi un'abitudine. A volte qualcosa che prima risultava difficile diventa improvvisamente facile, e questo fa sentire bene. Senza contare che motivandosi a fare piccole cose più volte al giorno, si allena anche la propria forza di volontà. In questo modo si ottiene un vantaggio su tutti i fronti e lo sforzo viene premiato. 

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Foto/scena: © GettyImages