Intestazione

Dall’idea al modello commerciale di successo

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Seraina Kobler

Pubblicato

10.03.2022

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In soli sei anni il progetto pionieristico carvelo2go è diventato la principale piattaforma svizzera nell’ambito delle biciclette cargo elettriche. Oggi la start-up non solo dispone di una rete di 360 postazioni in 90 città e Comuni della Svizzera, ma anche di solide partnership per il finanziamento futuro. Com’è stato possibile?

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Le bici cargo danno un contributo importante all’ecologia nelle città. Foto: carvelo2go

«L’offerta di carvelo2go posa su basi solide», afferma il responsabile di progetto dell’Accademia di mobilità del Touring Club Svizzero TCS). Da quando è stato avviato il progetto, nel 2015, in tutta la Svizzera è possibile noleggiare biciclette cargo elettriche, chiamate anche cargo bike. L’idea di fondo è la seguente: le biciclette si trovano presso esercizi commerciali o ristoranti, che si occupano di consegnare agli utenti la batteria e la chiave. In cambio possono utilizzare le bici cargo gratuitamente per 25 ore al mese. I cosiddetti host sono piccole imprese locali come panifici, negozi, bar e ristoranti. Gli utenti pagano online una tariffa oraria, dopodiché ritirano la bici cargo presso l’host, dove infine devono anche riconsegnarla. Per oltre 28'000 utenti le bici cargo elettriche di carvelo2go rappresentano già il miglior mezzo per muoversi in città. Finora l’azienda vanta 80'000 utilizzi, e il trend è in netta crescita.

«Non avremmo assolutamente immaginato che la nostra offerta si sarebbe affermata così rapidamente nelle città di tutta la Svizzera», dichiara Schmid commentando la crescita vertiginosa. E aggiunge con soddisfazione che anche nei piccoli comuni l’interesse verso le bici da trasporto è elevato. Secondo Schmid, il successo si deve tra l’altro alla capacità di aver colto lo spirito dei tempi. «Chi si occupa di politica e pianificazione dei trasporti è molto interessato a come poter utilizzare lo spazio pubblico in modo sostenibile ed efficiente.» Le bici cargo potrebbero fornire un contributo significativo al decongestionamento delle città dal traffico automobilistico. «Alcuni studi hanno dimostrato che, nel 40% dei casi, le nostre bici cargo sono impiegate per effettuare trasporti per i quali altrimenti si utilizzerebbe l’automobile», sostiene Schmid, aggiungendo che un trasferimento di tali proporzioni è straordinario nel panorama dello sharing.

Dopo il finanziamento iniziale siamo riusciti a coinvolgere molti nuovi partner.

Jonas Schmid

Schmid è convinto che carvelo2go sia cresciuta così rapidamente non solo per la maggiore sensibilità ecologica della popolazione, ma anche grazie al suo modello di finanziamento. «Dopo il finanziamento iniziale del Fondo pionieristico Migros siamo riusciti a coinvolgere molti finanziatori, sviluppando per le città e gli sponsor modelli di partnership con una proposta di valore convincente.» Secondo Schmid, i contributi delle città aderenti sono stati tenuti volutamente bassi per non rendersi dipendenti da complesse gare pubbliche e procedure di concessione.

Questo, di conseguenza, avrebbe consentito loro di poter contare in tempi rapidi su svariate fonti di finanziamento. «Il contributo di sostegno del Fondo pionieristico Migros è stato essenziale soprattutto per l’avvio del progetto, ma non ci siamo accontentati e abbiamo costruito una rete di contatti. Così siamo riusciti a evitare i rischi di concentrazione finanziaria.»

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Foto del team dell’Accademia di mobilità, foto: Emanuel Per Freudiger

Il progetto ha anche beneficiato di un grande supporto da parte del TCS, all’inizio sotto forma di prestazioni di sponsoring e dal 2020 tramite investimenti supplementari. Avere alle spalle un’organizzazione così importante è una vera fortuna per una start-up come la nostra», afferma Schmid. Ma aggiunge che, ciononostante, il progetto non cammina ancora da solo: in particolare, la ricerca di nuovi host per le bici cargo resta sempre un lavoro faticoso. «Effettuiamo una classica opera di acquisizione, prima cercando possibili postazioni su Google Maps, quindi contattandole via mail e poi anche tramite telefono.» Uno sforzo che sembra dare frutti. «Il contatto personale ci consente di disporre non soltanto di host, ma anche di ambasciatori locali del nostro progetto», spiega Schmid. «Grazie a loro, carvelo2go assume notorietà nelle varie postazioni e quindi non dobbiamo svolgere altre attività di marketing in loco.»

Per Schmid non è stato semplice nemmeno gestire la rapida crescita. «In poco tempo abbiamo dovuto mettere a disposizione risorse umane sufficienti», spiega. Ma a suo dire è andato tutto bene. «Siamo stati costretti a snellire il più possibile le nostre procedure di lavoro in modo da poterle gestire al meglio.» E questo li avrebbe aiutati a comprendere chiaramente quali aspetti fanno parte del core business e quali no.

Sono riusciti a raggiungere un compromesso tra ambizione e realizzabilità.

Robin Born

Schmid ritiene inoltre che il Fondo pionieristico Migros abbia costantemente fornito stimoli positivi al loro progetto: «I molti input ricevuti e, in particolare, gli ambiziosi obiettivi ci hanno dato la spinta giusta». E sottolinea che sin dall’inizio è stato soprattutto l’intenso coaching messo in atto del Fondo pionieristico Migros in collaborazione con il proprio pool di consulenti del laboratorio pionieristico ad aiutarli a delineare un focus chiaro per l’elaborazione dell’idea progettuale e a portare avanti in modo coerente il percorso intrapreso. «Nell’ambito della consulenza il nostro modello commerciale è stato continuamente analizzato con occhio critico. Così siamo riusciti a sviluppare insieme un approccio strategico», afferma Schmid.  Il laboratorio pionieristico, infine, li avrebbe anche aiutati a portare avanti coerentemente il percorso intrapreso. «In base alle nostre esperienze possiamo consigliare a tutte le start-up di testare quanto prima il proprio modello commerciale nella realtà e poi d'introdurre le eventuali modifiche necessarie», sostiene Schmid, specificando che nel loro caso questo ha funzionato molto bene. 

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Anche qui le bici cargo sono destinate sempre più a far parte del panorama urbano. Foto: Simon Tanner

Soddisfatto è anche Robin Born, che segue il progetto presso il fondo di sostegno: «I responsabili del progetto sono riusciti a raggiungere un compromesso tra ambizione e realizzabilità. Così in poco tempo il progetto pionieristico ha fatto molta strada». Secondo Born, un altro motivo del successo sta nel fatto che pur essendo molto orientato alla pratica carvelo2go non perde mai la visione d’'insieme.

Schmid è convinto che non perderanno la loro ambizione anche una volta terminata la partnership di sostegno. Anzi, a suo parere dovranno proprio farlo: se è vero infatti che carvelo2go è partita con il piede giusto ed è ormai finanziariamente stabile, il futuro ha sicuramente in serbo nuove sfide.

«Intravediamo del potenziale nelle partnership con i grandi operatori del settore dei trasporti», argomenta Schmid. Alcuni progetti che perseguono l’obiettivo di collegare carvelo2go a piattaforme globali di mobilità sono già stati avviati. Probabilmente a breve potrebbe essere quindi disponibile un unico abbonamento per diverse offerte, tra le quali è incluso anche il noleggio delle biciclette cargo a una tariffa forfettaria. «La Svizzera ha un ruolo pionieristico nel settore del car sharing», sostiene Schmid. «E potrebbe assumerlo anche nel campo delle cargo bike accanto a città come Copenaghen, dove queste biciclette sono già un aspetto caratteristico del panorama urbano.»

Foto/scena: Carvelo2go diffonde l’utilizzo delle bici cargo a tariffa oraria. Foto: Simon Tanner

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